Collaborative spaces in Rome – #uuushhtour

*Traduzione in italiano di seguito.

/// This post is written by Andrea Paoletti

With this post we start speaking about cities and collaborative spaces.

We want to visit spaces, to meet the communities spread through Italy, Spain, Europe and the world to understand how collaborative spaces are designed, if communities are included in the process, to learn from the experiences and compare them to one another, to observe, to ask questions and simply to experience first-hand these new places (which we like a lot!).

uuushh* roma

First we emphasise that we consider every type of environment as a possible collaborative space, including those indoors and outdoors. We think that to truly be a collaborative working space it is necessary to use a method that we have already spoken about here. But who forbids a bar, a square, a university hall, an old office, an abandoned village (which we have described here) to be transformed and become something else? First of all we must recognise the unspoken need; someone who knows how to interpret the space and can build the project idea around this. A space is able to be a point of reference for a community that is united through shared values. This methodology is called co-creation and links a local community to the space. To be part of a physical space brings together a community that shares values of respect, courage and collaboration, all of which are necessary to create projects that have an impact on society. This is what we do at uuushh*, give incentives and actively involve the participants of the community in the design and development of the local space, following the strategies and business models developed by those who own the space and manage the project. Our targets are varied: private, community groups, businesses, universities and public administration. In fact, in our opinion there are some necessary requirements when creating a collaborative workspace (which we have described here) to guarantee success from the point of view of workplace wellbeing (comfort, home-feeling, beauty) so it is a space that is well utilized. Today the significance of “work” is not only associated with a fixed space but we are linked to a variety of spaces, always more informal and more akin to meeting places that facilitate the exchange of knowledge, growth of networks and in which the diversity and the intangible becomes not only value added but necessary because of how these spaces function.

Speaking of spaces, we begin in the city of Rome.

We have visited three spaces: Impact Hub Rome, SPQwoRk and Lanificio 159. They are three spaces that are very different and have attracted our attention for different motives.

uuushh* impact hub roma 1

The first puts together different types of activities in one underground space: co-working, meeting rooms, cafeteria and private offices all interweaved with various informal spaces. What you see in the space is a work in progress that goes hand-in-hand with the creation of the community, but has not realised real participation (personalisation of the space, manual work, details) of the community through the co-creation of the space.

uuushh* impact hub roma 2

uuushh* impact hub roma 3

Instead, SPQwoRk  proposes a talent hub; a space to share more than collaboration. The space leaves unchanged the old office dividers – you do not notice the new partitions, new dynamics – the space is subdivided into smaller rooms where you find private office spaces for businesses or individual projects. Essentially the only shared space is a central room and a small kitchen. The concept of sharing is expressed more strongly in this video than in reality as facilitated by the space. Why not work together to make the space more attractive?

uuushh* SPQwoRk roma 1

We also take a video tour to speak about the last space: Lanificio 159. It is not a workspace but it could be because it is a large workshop. It comprises a restaurant, exhibition rooms, office and performance theatre. Here the collaboration created between the people is not made explicit in the objectives of the project but the space can be seen clearly. Open space, different dimensions of space, a homely yet professional atmosphere, largely transparent and allows continuous vision connecting the indoors with outdoors. Study the details of creative reinterpretation of the furniture. Yet what is still missing is the work of the community. Here it is noted the community is not involved but simply a passive consumer client. However, the potential is great.

uuushh* Lanificio roma 1

uuushh* Lanificio roma 2

What always strikes us is how these new types of spaces, born in border areas, are part of a regeneration of the old neighbourhoods of the city or parts that have lost their former importance and begin to acquire another that we must create!

The various dynamics still miss a system of working that involves the community with the space to create a more widespread value. There are communities that work very well in beautiful spaces, but when it comes to combining well the two ingredients, we see few examples.

We are here for this. Contact us and we will help you!

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Con questo post cominciamo a parlare di città e di spazi di co-working.

Vogliamo visitare spazi e andare a conoscere community sparse per l’Italia, la Spagna, l’Europa, il mondo per capire come gli spazi di collaborazione vengono disegnati, se le community vengono incluse o no nel processo, per imparare dalle esperienze e compararle tra loro, per osservare, per fare domande e per semplicemente vivere in prima persona questi nuovi luoghi (ci piacciono molto!).

Innanzitutto sottolineamo che ci piace guardare ogni tipo di luogo come un possibile “spazio di collaborazione”, sia all’ interno che all’aperto. Pensiamo che per rendere uno spazio di lavoro collaborativo sia necessario usare un metodo e del nostro abbiamo già parlato qui. Ma chi ci vieta che un bar, una piazza, una sala dell’università, un vecchio edificio, un intero paese abbandonato (ne abbiamo scritto qui) sia trasformato e diventi proprio questo? Bisogna innanzitutto che ci sia un bisogno anche inespresso, che qualcuno sappia interpretarlo, che costruisca l’idea del progetto attorno a questo. Uno spazio può fungere da punto di riferimento per una community unita dalla condivisone di valori. Lla metodologia chiamata co-creazione può mettere insieme una community locale unendola attorno allo spazio. Appartenere ad uno spazio fisico porta una community a condividere valori di rispetto, coraggio e collaborazione, necessari per creare progetti che abbiano impatto sulla società. Questo è quello che facciamo noi di uuushh*, incentiviamo e coinvolgiamo la partecipazione attiva della community nel disegno e sviluppo degli spazi, seguendo le strategie e business model sviluppati da chi possiede lo spazio e gestisce il progetto. I nostri interlocutori possono essere vari: privati, community autogestite, aziende, università, pubbliche amministrazioni. Il nostro supporto e aiuto può essere di gran valore anche a livello estetico e comunicativo. Infatti creare uno spazio di lavoro collaborativo secondo noi deve avere dei requisiti base ( ne abbiamo scritto qui) secondo cui si garantisce un successo dal punto di vista di benessere lavorativo (confort, home-feeling, bellezza) e quindi di partecipazione e utilizzo dello stesso. Oggi il significato di “lavorare” non è più associato solo a uno spazio fisso, ma siamo legati a una varietà di luoghi, sempre più informali e sempre più luoghi di incontro che facilitano lo scambio di sapere, l’ amplificazione di contatti, in cui la diversità e l’ intangibile diventano non solo valore aggiunto ma necessario perchè questi spazi funzionino.

Parlando di spazi cominciamo dalla città di Roma.

Abbiamo visitato tre spazi: Impact Hub Roma, SPQwoRk, e Lanificio 159. Tre spazi molto diversi tra loro ma che hanno richiamato la nostra attenzione per diversi motivi.

Il primo ha saputo mettere insieme diverse tipologie di attività in un unico spazio seminterrato: co-working, sale riunioni, caffetteria, uffici privati, intervallando tutto con varie situazioni informali. Quello che si legge nello spazio è il lavoro in progress che va di pari passo con la creazione della community, ma ancora poco si legge la partecipazione reale (personalizazzione dello spazio, lavoro manuale, dettagli) della community nella co-creazione dello spazio.

SPQwoRk invece si propone come un contenitore di talenti, uno spazio da condividere più che di condivisione e collaborazione. Lo spazio lascia invariato la vecchia divisione dell’ edificio, non si leggono nuove partizioni, creazioni di nuove dinamiche o cambiamenti ed è suddiviso in piccole stanze, nelle quali trovano spazio uffici privati per aziende/progetti individuali. L’unico spazio di condivisione è una sala centrale, essenziale, e una cucina in comune seppur piccola. E’ più forte il concetto della condivisione espresso in questo video rispetto allo spazio in se. Perchè non lavorare insieme sul rendere lo spazio più attraente?

Ci facciamo guidare anche da un video per parlare dell’ultimo spazio: Lanificio 159. Non è uno spazio di lavoro, ma potrebbe esserlo perchè è un grande laboratorio. Ristorante, sala esposizioni, officina, teatro per performance. Qui la collaborazione che si può creare tra le persone non è esplicitata negli obiettivi di progetto ma nello spazio si legge in maniera chiara. Open space, diverse dimensioni degli spazi, atmosfera casalinga, ma professionale, trasparenza e coinvolgimento continuo visivo, spazi interni in stretto connessione con l’esterno. Studio di dettagli e rielaborazione creativa dell’arredamento. Quello che manca ancora una volta è il lavoro di community. Qui si nota che la community non è coinvolta ma semplicemente è una clientela passiva di consumo. Le potenzialità sono tante.

Quello che sempre ci colpisce è come queste nuove tiplogie di spazi, nascano in zone di frontiera, sono parte di una rigenerazione di vecchi quartieri o frammenti di città che hanno cessato il loro vecchio significato e iniziano ad acquisirne un altro, inventandoselo!

Nelle varie dinamiche ancora manca un lavoro sistemico di coinvolgimento delle community con gli spazi per creare maggior valore diffuso. Ci sono community che lavorano molto bene e spazi che sono molto belli, ma dei due ingredienti combinati bene insieme ancora si vedono pochi esempi.

Noi siamo qui per questo. Contattateci e vi aiuteremo!

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