Prototypes in Bologna – #uuushhtour

*Traduzione in italiano di seguito.

/// This post is written by Andrea Paoletti

In December our #uuushhtour stopped in Bologna to visit the space Kilowatt, one of the co-working spaces in the centre of the city, which in the last two years has become a point of reference for the community and for discussions about social innovation, social web, sustainable lifestyles and participation.

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We were surprised by how much the space captured perfectly the concept of “unfinished”, a priority requisite for us in terms of the design of a true collaborative space, one that is open to alterations from the community.

35The space is composed of one principal room that is extremely flexible to include:

  • an event room (for around 50 people),
  • a corner to relax,
  • co-working for guest nomad workers around a large table or on couches,
  • a room for brainstorming sessions as a group or mind mapping.

This principal space is connected to two rooms that have desks for fixed co-workers (around 20).

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The furniture includes bookshelves, lockers and hanging clips.

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pics 131Sliding doors that are coloured transparent glass allow the people to maintain visual contact within the space but acoustically isolate the various areas and allow for a lot of privacy and the ability to concentrate on work.

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There is an open kitchen available to the entire space and the community equipped with a table where people can eat together, a coffee machine, a microwave and a big window with natural light from outside. Flexible seating that is super easy to manoeuvre and arrange throughout the space, plus a projector are the essential ingredients also for the underground meeting room.

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We think Kilowatt is a very positive example that demonstrates the active life of the community within in a transparent manner and plays with the limits of the space to transform it and capitalise on the points of strength with grand flexibility. It represents a first step to test the model of co-working also in Bologna (the Italian city that is historically open to cooperation and collaboration) and it does by starting small and, when the prototype is solid, it can be scaled.
But how do you find the right place – the area of the city and space with clear characteristics – to open a co-working? This is not a job for everyone. But we know how to give you a hand, so write to us at hello@uushh.com!

On the topic of right spaces, did you know that in Bologna a very interesting collaborative project has been launched?

1460055_647745091942293_566641712_n It is a collaborative space with the dimensions of a street and is called Social Street. The creator was Federico Bastiani and the project originates from the experience of Facebook group “Residents in via Fondazza – Bologna” that started in September 2013. The objective of Social Street is to socialise with the neighbours of the street and at the end, to establish a link, to share necessities, exchange professional skills, knowledge, take forward collective projects of common interest and so to take in the benefits that derive from better social interaction. To meet this objective a zero cost, Social Street uses a closed Facebook group.

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What concrete things does the group do? It puts new residents in contact, or university students from outside, with the people of the place; it gives them practical information; it demonstrates the hidden and wonderful sides of the street that are not known; people exchange or sell used objects; they share or exchange food; find help to relocate or for manual labour and organise monthly events. The project is open and inclusive, who wants to join can write to info@socialstreet.it

///

A dicembre il nostro #uuushhtour ha fatto tappa a Bologna per visitare lo spazio Kilowatt, uno spazio di co-working nel centro della città che negli ultimi due anni è diventato un punto di riferimento per le comunità e le discussioni sui temi di social innovation, social web, stili di vita sostenibili e partecipazione. Siamo rimasti sorpresi di quanto lo spazio racchiuda perfettamente il concetto di “non finito”, requisito prioritario per noi per disegnare un valido spazio di collaborazione aperto ai mutamenti della comunità. Lo spazio è composto da una sala principale, che è estremamente flessibile e funge da:

  • sala evento (contiene circa 50 persone),
  • angolo relax,
  • co-working per lavoratori nomadi ospitati attorno a un tavolone o sui divani,
  • sala per sessioni di brainstorming di gruppo e mind mapping.

Questo spazio principale è collegato a due sale con le scrivanie dei co-workers fissi (circa 20). Porte scorrevoli e vetri colorati trasparenti permettono di mantenere il contatto visivo con l’intero spazio ma isolano acusticamente le varie aree e permettono una maggiore privacy e concentrazione sul lavoro.
L’intero spazio ha a disposizione una cucina aperta alla community attrezzata con tavolo dove mangiare insieme, una macchina del caffè, un forno microonde e un grande finestrone con luce naturale verso l’esterno. Sedie flessibili e super facili da spostare e comporre nello spazio più un proiettore sono gli ingredienti essenziali anche per la sala riunioni del piano interrato.
Kilowatt pensiamo sia un esempio molto positivo che mostra in maniera trasparenza la vita attiva della sua community all’interno e che gioca con i limiti dello spazio per trasformarli in punti di forza con grande flessibilità. Rappresenta un primo passo per testare il modello co-working anche a Bologna (città Italiana storicamente aperta alla cooperazione e alla collaborazione) e che lo fa partendo dal piccolo per poi, una volta terminato il prototipo, scalare.
Ma come trovare il luogo giusto – area della città e spazio con determinate caratteristiche – per aprire un co-working? Pure questo non è un lavoro per tutti. Ma noi sapremmo darvi una mano, quindi scriveteci a hello@uuushh.com!
A proposito di spazi giusti, sapete che proprio a Bologna è partito un progetto collaborativo molto interessante? Uno spazio collaborativo a dimensione di strada e si chiama Social Street, l’ideatore è stato Federico Bastiani ed il progetto ha origine dall’esperienza del gruppo facebook “Residenti in Via Fondazza – Bologna” iniziata nel settembre 2013. L’obiettivo del Social Street è quello di socializzare con i vicini della propria strada di residenza al fine di instaurare un legame, condividere necessità, scambiarsi professionalità, conoscenze, portare avanti progetti collettivi di interesse comune e trarre quindi tutti i benefici derivanti da una maggiore interazione sociale. Per raggiungere questo obiettivo a costi zero il Social Street utilizza la creazione dei gruppi chiusi di Facebook. Cosa si fa di concreto nel gruppo? Si mettono in contatto residenti nuovi o studenti universitari fuori sede con la gente del luogo, si danno loro informazioni pratiche, si mostrano lati nascosti e meravigliosi della strada a chi non li conosce, si scambia e/o si vende oggetti usati, si condivide /scambia cibo, si trova aiuto per fare un trasloco o per lavori manuali e si organizzano eventi mensili. Il progetto è aperto e inclusivo, chi vuole aderire può scrivere a info@socialstreet.it.

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